Amanzio Segatori, l’uomo dei plastici-monstre! Guarda i video

Amanzio SegatoriAvete mai visto un doppio plastico multipiano, con ambientazione americana ed europea? Forse sì, alle fiere o in qualche festival di modellisti.
Ma è davvero raro vedere bestioni del genere in abitazioni private: ebbene, se capitate a Tivoli potreste chiedere di Amanzio Segatori, vulcanico 62enne con un approccio scientifico al collezionismo.

“La passione dei treni ce l’ho nel mio DNA, ereditata da mio padre: sono 50 anni di collezionismo, in cui ne ho davvero fatte di tutti i colori”.

Amanzio Segatori, in un locale della sua abitazione, ha fatto le cose in grande: due plastici differenziati, uno in stile americano – capace di ospitare simultaneamente fino a 40 convogli – ed uno in stile europeo, la cui capacità si attesta a “soli” 35 treni in contemporanea.

“Il plastico migliore dei due è quello americano, perché si sviluppa su tre livelli collegati da un’elicoidale. Quello europeo è situato sotto il plastico americano, ed è più piccolo perché non avevo più spazio, non mi sembrava il caso di scavare il pavimento per ampliarlo…”, sorride il nostro amico.

Il doppio plastico di Amanzio Segatori è stato realizzato in relativamente poco tempo, appena 3 anni: “A casa mia non avevo spazio per i plastici, ma la passione per il collezionismo è sempre stata fortissima. Ho trenini elettrici fin da quando avevo sei anni, e sono sempre stato affascinato dalle produzioni artigianali: prima di costruire i plastici per me, ne ho costruiti cinque per altre persone, per darli via, mi capisce? Erano in stile italiano/europeo, e dopo tanto lavoro mi ci affezionavo, mi spiaceva separarmici.
Ma venderli mi permetteva di ampliare la collezione di locomotive in ottone, le mie preferite”.

Mettere in piedi scenari di questa complessità richiede competenza tecnica ed abilità manuali: “Io sono un disegnatore meccanico, e ho coltivato la mia passione per mezza Europa: a Losanna, in Svizzera, ho conosciuto il conte Giansanti Coluzzi, il patron di Fulgurex, il re dell’ottone Europeo. È grazie a lui che si è diffusa la cultura di questo tipo di modellismo. E poi conoscevo il signor Vercelli di Metropolitan, e il signor Urs Egger di Lemaco. E ovviamente conosco Artuffo Modellismo, dove faccio un salto ogni volta che passo per Torino”.

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Ma Amanzio Segatori si illumina quando gli si chiede di parlare del suo capolavoro: “Il tracciato è in analogico e in corrente continua, con armamento quasi completamente Fleischmann, in mezzo alle mille decorazioni e ambientazioni che ho costruito con le mie mani.
Nel plastico americano trovate il Grand Canyon, canoisti intenti a vogare sulle Montagne Rocciose, operai impegnati a controllare la locomotiva prima della partenza, addirittura un matrimonio con tanto di sposa in abito bianco e fotografi. In quello europeo ci sono più edifici e strutture commerciali in stile svizzero-tedesco, automobili e soprattutto la linea aerea elettrificata, per far correre le locomotive a pantografo alzato.
Entrambi i tracciati sono stati costruiti completamente da me, con impianto elettrico e tutto quanto: qualche associazione mi ha chiesto di spostarlo, di portarlo in giro, ma credetemi, è davvero impossibile”.

Quali sono i miei pezzi preferiti? Una scelta difficilissima: oggi posseggo all’incirca 300 locomotive, tra USA e Europa, e sono consapevole della mia natura quasi da accumulatore seriale”, confessa con dolce candore.
“Tra le europee, ci sono sicuramente il Blokkendoos olandese ed il TEE Capitole della serie limitata Roco; tra le americane la migliore probabilmente è la Challenger, la Big Boy nella versione Athearn-Genesis, e poi c’è la Custom Brass Camelback 0880, in ottone, articolata con tender.
Ma davvero, la mozione affettiva è davvero complicata da gestire: ad esempio, ho quasi finito la collezione delle locomotive svizzere, me ne mancano giusto un paio, e poi sono ben fornito di macchine scandinave, tedesche, olandesi.
Io sono un cultore dell’ottone, mi piace il grado di dettaglio che riesce a raggiungere, il peso della macchina, la sua resistenza al tempo”.

“Certo, qualche modello in plastica ce l’ho anche io, ma mi sono imposto di tenere nella collezione solo quelle macchine di ottima manifattura e – sopratutto – con un risvolto storico. E poi ci sono gli aneddoti che accompagnano ciascun acquisto: come quella volta che in pieno agosto persi un’asta su internet per un solo dollaro. Ma poi quella locomotiva in ottone la volevo disperatamente, è un pezzo costruito in soli 5 esemplari: ho cercato l’americano che mi aveva battuto e gli ho offerto 150 dollari più del suo pagamento. Beh, ha accettato: si vede che non era un vero collezionista!”, sogghigna divertito il nostro amico.

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