Il Coccodrillo Märklin Insider è arrivato: ecco la sua storia!

È lui, è il Coccodrillo Märklin Insider 2018
È lui, è il Coccodrillo Märklin Insider 2018

Dici “Coccodrillo” e tutti si illuminano: del resto, è forse la locomotiva elettrica più iconica di sempre, dalla sagoma inconfondibile e con un secolo di cose da raccontare.
Il primo Coccodrillo fu infatti costruito a partire dal 1919 in Svizzera, tra Winterthur e Zurigo, per essere messo su rotaia nel 1920: a 99 anni dai primi progetti Märklin ha deciso di dedicare alla Ce 6/8II 14282 il modellino Insider dell’estate 2018.

CHE COSA SIGNIFICA ESSERE INSIDER? – Appartenere al Club Märklin Insider significa avere tutta una serie di vantaggi e di esclusive della casa di Göppingen. L’iscrizione costa circa 80 euro all’anno e comprende catalogo, abbonamento al Märklin magazine, il Vagone dell’Anno e altre simpatiche amenità, ma quello che è veramente importante è la possibilità di acquistare i modelli Insider dell’anno.
Artuffo Modellismo è nel Club Insider sin dalla sua istituzione, e questo in sostanza significa che tutti i nostri clienti sono iscritti al club: per esempio, il Coccodrillo 2018 in versione Märklin e in versione Trix sono già ordinabili attraverso il nostro e-commerce. Comodo, vero?

Il Coccodrillo Märklin Insider 2018 è la versione con un pantografo, da manovra

LA STORIA DELLA CE 6/8II – Dicevamo, 1919: è la data di partenza per la costruzione di 33 locomotori delle Ferrovie Federali Svizzere per la ferrovia del San Gottardo, adibiti principalmente al trasporto merci. Un periodo non casuale, visto che l’elettrificazione del Gottardo sta per essere ultimata: niente più tonnellate di carbone per scalare le montagne, un gran bel risparmio.

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Dotata di rodiggio 1’C C 1′, con ruote di un metro e 35 di diametro, la Ce 6/8 era in grado di raggiungere la velocità massima di 65 km/h grazie al suo motore da oltre 2240 cavalli.
Lunga quasi 20 metri e alta oltre i 3 e mezzo (19,460 m per 3,755 m, a voler essere pignoli) percorreva su e giù la linea Berna-Thun-Spiez, al fianco delle tre Ae 8/14 sopraggiunte negli anni ’30: il nome Coccodrillo (“Kroki” in tedesco) le venne affibbiato per via dei lunghi avancorpi anteriore e posteriore, in cui erano alloggiati tre assi motori accoppiati per ciascun cassone, e che uniti alla tinteggiatura verdone ricordavano il muso del rettile africano.

Una foto d'epoca del Coccodrillo svizzero
Una foto d’epoca del Coccodrillo svizzero

LA TECNOLOGIA – I requisiti che le FFS avevano fissato erano tutt’altro che banali. Le locomotive dovevano essere in grado di percorrere la linea tra Goldau e Chiasso due volte in 28 ore con una capacità di traino di 860 tonnellate, dovevano essere in grado di affrontare pendenze superiore al 10 ‰ con un carico di 300 tonnellate ai 50 km/h e garantire una capacità di traino di 430 tonnellate a 35 km/h sulle rampe fino al 26 ‰ di pendenza.
Particolare anche la richiesta di prevedere una capacità di overload, ovvero la possibilità di erogare il 20% in più di potenza per 15 minuti.

La confezione vintage di un vecchio modello del Coccodrillo Märklin
La confezione vintage di un vecchio modello del Coccodrillo Märklin

Col crescere della tecnologia fu possibile ammodernare i Coccodrilli in termini di potenza e velocità di punta: tra il 1942 e il 1947, mentre il mondo era impegnato a distruggersi, gli svizzeri modificarono 13 unità, portandole a 75 km/h ma soprattutto a 3640 cavalli, per una forza di trazione notevole ma non più adeguata alle tratte montuose.
Fu per questo motivo che al principio degli anni ’50 i Coccodrilli vennero destinati al traffico di pianura, trasferendo l’ingrato compito di arrampicarsi sulle Alpi alle più moderne Ae 6/6.

Il pantografo del Coccodrillo Märklin Insider 2018 si alza e si abbassa elettricamente, con un cinematismo studiato per simulare il piccolo rinculo dopo il contatto con il filo elettrico.
Il pantografo del Coccodrillo Märklin Insider 2018 si alza e si abbassa elettricamente, con un cinematismo studiato per simulare il piccolo rinculo dopo il contatto con il filo elettrico.

Il viale del tramonto fu imboccato a metà degli anni ’60, quando iniziò prima l’accantonamento e poi la demolizione – non prima di qualche servizio minore, come le operazioni di manovra, e di qualche altro davvero bislacco, come il traino di treni merci di barbabietola da zucchero, non chiedeteci perché.
Sette su 33 locomotori, comunque, sono in qualche modo sopravvissuti alla cessazione-attività del 1986: una percentuale tutto sommato notevole, a testimonianza dell’affetto e dell’attenzione per queste macchine. Tra queste c’è la 14282 verde, oggi conservata nel Museo dell’automobile e della tecnologia di Sinsheim, riprodotta oggi da Märklin.

LA MÄRKLIN 39567 –  E dunque eccolo qui, il Coccodrillo Märklin: si riferisce alla prima serie costruttiva con una presa di corrente a pantografo, nelle condizioni di esercizio alla fine degli anni ’70 – nella versione Coccodrillo da manovra.
I particolari più sugosi risiedono nella piattaforma del manovratore, predellini da manovratore, respingenti a manica e nel cassone di raffreddamento dell’olio, ma soprattutto nel pantografo sollevabile ed abbassabile separatamente come funzione digitale.
Un set di carri merci adatto è il set 46567, ma questa – come si suol dire – è solo la ciliegina sulla torta.

I carri abbinati per il Coccodrillo Märklin Insider
I carri abbinati per il Coccodrillo Märklin Insider
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